lunedì 17 marzo 2008

“Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie ”_ FERRARA



Libera Ferrara, in occasione della “XIII Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie” ha organizzato alcune iniziative a livello locale per sensibilizzare istituzioni e cittadini ai temi della legalità e della lotta alle mafie.

CLICCANDO QUI TROVERETE LA LOCANDINA con gli incontri curati dal gruppo Libera di Ferrara in collaborazione e con il patrocinio di Comune di Ferrara - Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali, Arci Ferrara e Associazione Stampa Ferrara.

martedì 4 marzo 2008

LETTERA DA GAZA



DI MOHAMMED OMER - RAFAH TODAY (02/03/2008)

Fonte: ComeDonChisciotte

ATTENZIONE! QUESTO ARTICOLO CONTIENE IMMAGINI MOLTO CRUDE

A seguire: elenco delle vittime, foto e video del genocidio compiuto da Israele in queste ore nel ghetto di Gaza. N.d.r.

Cari Amici,

Ho passato una lunga, orribile giornata, facendo foto e scrivendo dal terreno a Gaza City e a Gaza settentrionale. Ho incontrato due bambini che sono sopravvissuti al bombardamento mentre giocavano a calcio a Jabalyia: come probabilmente sapete gli altri quattro piccoli sono stati uccisi. Uno dei due bambini che ho visto non aveva più carne sulle sue gambe, avevano ustioni per tutto il corpo a causa del lancio di granate da parte dei carri armati. Questa è stata una delle cose più terribili che ho visto sinora, eppure ho visto molto di più.

Ho chiesto a un ragazzo di riferirmi i dettagli di ciò che è successo giovedì pomeriggio. Il ragazzino di nove anni piangeva mentre mi diceva di aver visto la testa decapitata di suo cugino lanciata lontano dal suo corpo, dalle sue braccia e dalle sue gambe, lontano da dove stavano giocando a calcio. Sua madre ha aggiunto che non c'era elettricità quando suo figlio è stato ricoverato in ospedale.

Piangeva mentre raccontava la storia, e le sue lacrime gli facevano più male del suo dolore psicologico, dal momento che ha ustioni sugli occhi. Sua madre gli ha scoperto la gamba ferita dove ho potuto vedere soltanto ossa senza la carne sopra. Non sono riuscito a capire come potesse rimanere cosciente, ma era uno stato di coscienza pieno di angoscia e dolore. Sentii nel mio cuore e nella mia testa questo dolore.

Parlando alla madre di questo bambino ella mi disse che aveva dovuto evacuare i suoi figli dal momento che l'area in cui i suoi bambini stavano giocando non era più sicura. I ragazzi hanno dai sei ai 14 anni. I 2 che sono sopravvissuti hanno detto che stavano tutti giocando a calcio di fronte alla porta della loro casa a Jabalyia quando il missile israeliano li ha colpiti.

Sono alla fine tornato a casa poche ore fa dopo aver aspettato per molto tempo per trovare un mezzo di trasporto. Ma quando alla fine sono riuscito tornare a Rafah sono crollato per un riposo di un'ora. Il mio sonno è stato spezzato: mi sono svegliato terrorizzato da quello che seppi poi essere il bombardamento da parte degli F-16. Sono corso dal mio letto per tutta la nostra casa buia e non vedendo nessuno della mia famiglia all'interno, sono corso scalzo per strada. Molte persone erano per strada, i giovani uomini correvano. Non capii, non sapevo cosa stessi facendo, a parte correre senza sapere dove ero diretto. Molta gente aveva chiuso le finestre e abbassato le persiane visto che al momento c'è un freddo gelido.

Sono stato contento di non essermi ferito con i vetri rotti e le macerie sulle strade. Sono tornato a casa per scrivere questa lettera sul mio portatile. Ma ho deciso che tornare a dormire non è una buona idea, non importa quanto io sia esausto. Se devo morire (e non lo desidero) voglio essere sveglio per sapere che sto morendo e per colpa di chi. Non addormentato.

Titolo originale: " A LETTER FROM GAZA"

Fonte: http://rafah.virtualactivism.net
Link
01.03.2008

IL GENOCIDIO ISRAELIANO A GAZA: 55 VITTIME IN 12 ORE

DI ANNA GOLDMAN
Popular Committee Against Siege (PCAS)

Striscia di Gaza, 1 Marzo 2008, (PCAS) - Dalla mattina presto è iniziato l'Olocausto israeliano contro i palestinesi. Sono stati uccisi circa 10 combattenti per la libertà, ma la maggioranza delle 45 vittime sono civili.

L'Olocausto che è stato dichiarato ieri da Matan Vilnai, vice ministro israeliano della difesa (guerra), è stato in parte lanciato a partire da questa mattina. Diversi tipi di armi, come velivoli F16 e Apache sono stati usati. In aggiunta a mitragliatrici pesanti, bombe, missili e anche bombe a frammentazione.

La famiglia Attalla è stata colpita da un missile di 1 tonnellata sparato da un F16. Il missile ha distrutto la loro casa di due piani portando all'uccisione di quattro membri della famiglia tra cui un bambino.

Sono stati compiuti circa 30 incursioni aeree e sono state sparate 50 bombe e pezzi di artiglieria contro i civili palestinesi. Il campo di Jabalya dove sta avvenendo l'Olocausto militare è densamente popolato. Circa un milione di persone vivono in 1 km. Perciò cadono rapidamente molte vittime innocenti.

1- Eyad Al Ashram, Maschio, 26

2- Musleh Abu Ali, Maschio, 17

3- Jakline Abu shbak, Femmina, 17

4- Eyad abu Shabk, Maschio,14

5- Basam Muhammad Ubaid, Maschio, 45

6- Basam Ubaid, Maschio, 15

7- Hamza Al jamal, Maschio,40

8- Abdallah Abd Rabu, Maschio, 4

9- Ibrahim Alzain, Maschio, 25

10- Mustafa Zaghloul, Maschio, 32

11- Hamada Abd Al hameed, Maschio, 29

12- Saeed Al hasheem, Maschio, 23

13- Husain Al batsh, Maschio, 27

14- Samah Zaydan Asalya, Femmina, 17

15- Salwa Zaydan Asalya, Femmina, 23

16- Tala't Dardona, Maschio, 29

17- Mustafa Abu Jalala, Maschio, 28

18- Hasan Safi, Maschio, 25

19- Abdallah Abu Shaira, Maschio, 18

20- Mutasim Abd Rabu, Maschio, 24

21- Hamada Saleh Al abad, Maschio, 16

22- Mustafa Manon, Maschio, 22

23- Muhammad Sleem, Maschio, 24

24- Muhammad Abdalrahman Shhab, Maschio, 23

25- Ali Al kitnani, Maschio, 15

26- Tal'at Dardona, Maschio, 17

27- Sana Ghad Al abed Saleh, Femmina, 16 28- Ahmed Albatsh, Maschio, 16

29- Muslih Muhamad Muslih,Maschio, 17

30- Thabet Junied, Maschio

31- Sultan Al zain, Maschio

32- Mustafa Abu Jalala, Maschio

33- Muhammad Al atar, Maschio

34- Nael Abu Alon, Maschio, 20

35- Muhammad Abd Al mouti Sleem, Maschio,

36- Saed Dabour, Maschio, 28

37- Hamada Saed, Maschio

38- Mahmoud Rayan, Maschio

39- Jedjad Hatem Abu Hlayal, Maschio

40- Thari Abu Aubaid, Maschio

41- Tamer Weshah, Maschio

42- Ahmed Saleh Abd Al rahman

43- Muhammad Abd Al qader Oqylan

44- Hasan Abu Harb

45- Abd Al rahman Atallah, Maschio, 60

46- Ibrahim Attalah, Maschio, 30

47- Sua'd Atallah

48- Sconosciuto

49- Sconosciuto

50- Sconosciuto

51- Sconosciuto

52- Sconosciuto

53- Sconosciuto a Khanyonis City

54- Sconosciuto a KhanYonis City

Popular Committee Against Siege(PCAS),
PCAS Manager,
Sam AK
Gaza - Palestine
Mob:00972598873055
Freegaza.ps@gmail.com

Qui, una "rassegna stampa" che mostra come la notizia è stata trattata dai media occidentali.

lunedì 3 marzo 2008

La tortura negata di Bolzaneto




di Enrica Bartesaghi - Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

Fonte: Megachip - 03/03/2008

In questi giorni a Genova i Pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello stanno concludendo la requisitoria al processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova. Gli imputati sono 45, appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia di stato, carabinieri e medici. Le parti offese sono 205, tutti manifestanti che nei giorni 19-20-21 luglio del 2001 si trovarono per le strade, le piazze di Genova, alla scuola Diaz, convinti o inconsapevoli di esercitare un loro diritto, previsto dalla Costituzione Italiana, quello di manifestare il loro pensiero e la loro contrarietà al vertice dei G8.

Nella caserma di Bolzaneto furono inflitti alle persone fermate "almeno quattro" delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo configurano "trattamenti inumani e degradanti". Dei cinque trattamenti esaminati dalla Corte Europea e ritenuti inumani ben quattro furono sicuramente inflitti a Bolzaneto (non risultano casi di incapppucciamento). Gli arrestati furono costretti a stare in piedi per ore, anche in posizioni disagevoli, picchiati, insultati, minacciati di morte e stupro, privati di cibo e acqua. Il pm ha citato la convenzione Onu che vieta sia la tortura sia il trattamento inumano, crudele o degradante. Si tratta di una norma contro la tortura che l'Italia ha ratificato nel 1989 ma non ha ancora tradotto in una legge penale.

Quello che avvenne a Bolzaneto fu un comportamento inumano e degradante ma, non esistendo una norma penale per la quale l'Italia e' inadempiente rispetto all'obbligo di adeguare il proprio ordinamento alla convenzione, i pm sono stati costretti a contestare agli imputati l'art. 323 (abuso d'ufficio). Altri reati contestati a vario titolo sono: violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, abuso di autorita' nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni.

Purtroppo per il reato di tortura e per il trattamento inumano e degradante sarebbe prevista l'imprescrittibilita' e le pene varierebbero da 4 a 10 anni. Per le violenze e le torture di Bolzaneto, invece, i reati si prescrivono nel 2009. Quindi nessuno degli imputati si farà nemmeno un giorno da detenuto, nessuno di loro proverà l'esperienza di trovarsi “dall'altra parte” quella che almeno 205 persone, grazie a loro, hanno sperimentato sulla loro pelle.

A Bolzaneto gli arrestati sono stati costretti a stare in piedi per ore o a fare la posizione del cigno e della ballerina, ad abbaiare come cani per poi
essere insultati con minacce a sfondo politico e sessuale. Molti hanno ricevuto schiaffi a mano aperta e colpi alla nuca, lo strappo di piercing anche dalle parti intime, ragazze tenute nude fatte girare su se stesse o in tondo con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. Minacce, indirizzate verso donne a sfondo sessuale "entro stasera vi facciamo tutte" "bisogna fare come in Kosovo".

Perché cosa è successo in Kosovo???

Il racconto continua con l´etichettatura sulla guancia, a mo´ di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell'arrivo a Bolzaneto, con quello di una ragazza privata delle necessarie cure (manganellata alla scuola Diaz, con i denti rotti e frattura della mascella). Quello di un ragazzo che nella scuola Diaz per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi. Quello inflitto ad una ragazza col capo spinto verso la tazza del water, lo strappo della mano e la sutura senza anestesia ad un altro. Le ustioni con sigaretta sul dorso del piede, le percosse tra l´altro sui genitali con un grosso salame. Le percosse con lo stesso grosso salame sul collo di un altro. Lo spruzzo in cella di spray urticante. Il malore di un altro cui verrà riscontrata la rottura della milza. Il pestaggio di una persona con arto artificiale. Gli insulti ad un arrestato per la sua bassa statura, ad un altro per il colore della sua pelle. Due arrestati vengono legati insieme e le loro teste vengono fatte sbattere l´una contro l´altra.


L´accanimento gratuito su persone già private della loro libertà e quindi incapaci di nuocere ad alcuno. Gli insulti, le umiliazioni, le botte. I capelli tagliati a colpi di forbice, gli sputi, i volti marchiati, le dita spezzate.

I responsabili di tutto questo sono uomini dello Stato. Quello che ci dovrebbero proteggere dai criminali. Ma quando i criminali sono loro? Quando i criminali nonostante le accuse pesantissime sono sempre al loro posto e, in molti casi, sono stati promossi?

Art. 13 della Costituzione della Repubblica Italiana:

La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

Nerys Lee, funzionario del segretariato internazionale di Amnesty International, ha dichiarato:

“ Nel luglio del 2001 ci fu in Italia una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente, una breve ma intensa parentesi della democrazia”.

Perché l'Italia non ha ancora approvato una legge contro il reato di tortura e qualcuno se ne ricorderà almeno nella prossima legislatura? Perché i
media, i partiti, la società civile (cosiddetta) non si occupano del processo di Bolzaneto? Le torture fanno più audience se si tratta di Abu Grahib e di Guantanamo?

domenica 2 marzo 2008

Ingerenze e condiscendenze



di Margherita Hack
(01/03/2008)

Fonte: Megachip

Papa Ratzinger, anzi l’emerito professor Ratzinger, è proprio l’esatto contrario di quello che fu papa Giovanni XIII, il papa di origine contadina, il papa dell’apertura, il papa padre amorevole. Evidentemente non sempre la cultura accademica serve ad aprire l’intelletto. Anche se il nostro cosiddetto Stato laico è sempre stato anche troppo accondiscendente verso il Vaticano, ora si sta andando oltre ogni limite. I privilegi di cui gode il Vaticano sono stati efficacemente ricordati in un bell’articolo di Flores d’Arcais apparso sull’Unità di qualche settimana fa, dal significativo titolo: «Chiagne e fotte».

In questi mesi di regno ratzingeriano sono stati ribaditi i no alle unioni di fatto sia etero che omosessuali (vade retro satana!) e al testamento biologico, sono stati riaffermati la supremazia della fede sulla ricerca scientifica e l’obbligo di accettare una vita comunque sia, perché dono di Dio, anche se questo dono è una continua insopportabile tortura, sono ricominciati, con l’aiuto degli «atei devoti», gli attacchi alla legge 194 fino a definire assassine le donne costrette ad abortire eccetera.

Eppure sono dati obiettivi che indicano quanto siano diminuiti gli aborti da che è in vigore la 194. Ma con quale logica la Chiesa combatte l’aborto e, allo stesso tempo, si scaglia con altrettanto accanimento contro tutti i mezzi per evitare il concepimento: no al preservativo, anche se non usarlo significa esporsi al rischio dell’aids, no alla pillola contraccettiva, no a quella del giorno dopo, no a un aborto meno invasivo e traumatico, no a ogni forma di seria educazione sessuale. E ora l’ultima novità: rianimare un feto ancora vitale, anche contro la volontà della madre, per tirar su un povero individuo quasi certamente affetto da gravi problemi fisici e psichici. Quindi no alla ricerca sulle cellule staminali embrionali perché la vita di un embrione (che potrebbe averci già l’anima, anche se mi piacerebbe sapere che cosa sia davvero l’anima) è sacra, ma sì a esperimenti di rianimazione di un povero esserino, trattato come cavia, per donargli una vita da un futuro quanto mai incerto.

Quello che offende è vedere quanto poco si rispetti la volontà della donna, che è quella che dovrà affrontare tutte le difficoltà connesse con la nascita di un figlio non voluto, per il quale non si sente preparata psicologicamente o per problemi economici legati al proprio lavoro, e come pontifichino sulle sue decisioni uomini che non hanno nessuna conoscenza o esperienza dei problemi che una donna che decide di abortire affronta.

Come se non bastassero le polemiche sulla 194 e sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulle assurdità della legge 40 (su cui è opportunamente intervenuta la magistratura), c’è stata tutta una montatura sull’episodio dell’Università La Sapienza. Come ormai sanno anche i sassi, il rettore, senza nemmeno aspettare il parere del senato accademico, aveva invitato papa Ratzinger all’inaugurazione dell’anno accademico, addirittura a tenere la lezione magistrale. Molti docenti hanno ritenuto inopportuno questo invito e, come è loro diritto, hanno espresso il loro dissenso. È bastato questo perché si parlasse di pericoli di contestazione al papa, della necessità di mobilitare la polizia in sua difesa. Ora: un professore che tiene una lezione deve essere disposto ad accettare confronti, discussioni e contestazioni. E invece tutta la faccenda è stata gonfiata come se il papa corresse seri pericoli e fosse infine stato costretto a rinunciare alla cerimonia di apertura dell’anno accademico. Dovrebbe invece essere ben chiaro che il papa ha deciso liberamente di non partecipare, come liberamente i docenti e gli studenti che ritenevano inopportuno l’invito del rettore hanno espresso il loro parere, come si usa in ogni democrazia, che non c’è stata alcuna minaccia, ma solo l’espressione dell’opinione che l’inaugurazione dell’anno accademico dovrebbe essere l’occasione per fare un bilancio delle attività scientifiche e didattiche dell’università e che sarebbe meglio evitare inviti chiaramente di parte, soprattutto a persona che più volte ha ribadito la supremazia della fede sulla scienza, e di conseguenza anche il «giusto processo» subito da Galileo. La storia si ripete, oramai nessuno dubita che sia la Terra a girare attorno al Sole e non viceversa, ma rimane questione di fede che l’embrione abbia l’anima e perciò si vietano ricerche che potrebbero portare a straordinari progressi nella cura di malattie a tutt’oggi inguaribili. I 67 della Sapienza non saranno processati. Ma hanno avuto severe critiche da laici e credenti, da politici di destra e di sinistra per avere semplicemente esercitato un loro sacrosanto diritto.